Ho deciso che taglierò i corsi di recupero pomeridiani di storia e andrò da Simone. E' una decisione drastica, perchè se mi scoprono i miei ho chiuso totalmente con "l'avere una vita", ma devo giocarmi il tutto per tutto. Mi manca, ho bisogno di vederlo, voglio abbracciarlo, baciarlo, sentire il calore della sua pelle. Mia madre come al solito non può capire, l'unica cosa che ha detto è stata "Se davvero ti vuole bene saprà aspettarti." Sì. Aspettarmi perchè tu sei fuori di testa e non mi fai uscire di casa per, mmmh, quanto? 2 mesi? Sì certo. Ma non posso sperare che mia madre capisca. Perchè sarebbe tempo sprecato.
Ogni volta che vedo un 42 alla fermata mi viene una malinconia atroce, e la prima cosa che penso è "Oh, casa!". Sì, perchè lo prendo sempre per andare da Simone. Quel pullman è l'inizio dei ricordi più belli che ho. Il tempo interminabile che passava prima che arrivasse, i 40 minuti circa di attesa prima di scendere al capolinea, l'attraversare il parco e sedermi sulla panchina davanti a casa sua, aspettando che finisse il lavoro o che si svegliasse, a seconda dei casi. Ecco, ripensando a queste cose sorrido sempre come un' idiota. Mi è diventato tutto così familiare.. il girovagare per il Ruffini quando arrivavo in anticipo e lui ancora lavorava, il nostro camminare o sederci su una panchina a caso per parlare, o la "solita" panchina dove lo aspetto ogni volta. In questi posti mi sento "a casa". Tutto il contrario rispetto a quello che provo davvero a casa mia. Ansia, agitazione, nervosismo, tristezza.
So benissimo che non durerà per sempre. Un giorno ci lasceremo, per un motivo o per l'altro, ma ora è una delle pochissime cose per cui riesco ancora ad andare avanti. Quindi ho bisogno di passare il tempo così.
Prendere il pullman. Aspettare. Vederlo. Essere felice. Non chiedo altro.
E domani finalmente ti rivedrò.

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