Ormai l'unica cosa che mi fa stare bene è cercare di rendere felici le persone a cui voglio bene. Spero di riuscirci, bene o male, almeno un po'. Mi fa piacere che la maglia ti sia piaciuta. A dir la verità non sapevo neanche se darti il biglietto che avevo fatto per te, avevo paura che.. boh, lo trovassi ridicolo. Quante pare mentali mi faccio? Alla fine ti è piaciuto così tanto che l'hai appeso al muro, vicino al tuo letto. Come a voler dire "Ogni giorno, svegliandomi, lo guarderò e penserò a te". Sono queste piccole cose che mi rendono la persona più felice della terra. Non hai la minima idea di quando ciò che dici o quello che fai influenzino il mio umore. Una tua sola parola ha il potere di distruggermi o di farmi innamorare di te ancora di più. Non posso proprio credere di piacerti, non può essere vero quando dici che mi trovi bellissima. Io vivo aspettando trepidamente di vederti. Io. Io, che mi stufo di una persona dopo pochi giorni. Dopo tutti questi mesi non posso fare altro che sperare che la nostra storia vada avanti il più a lungo possibile. Sei la parte migliore di me.
Il primo giorni di scuola è stato.. non trovo la parola adatta per descriverlo. Stare in una stanza con venti o più persone mi fa capire quanto io mi stia chiudendo sempre più in me stessa. Vorrei essere invisibile, vorrei che nessuno mi vedesse. Per favore. Lasciatemi stare, non mi interessa niente di voi. Prima ero uscita con Acchan (abbiamo una tradizione, noi: dopo ogni primo giorno di scuola ci troviamo e sparliamo di tutti, o qualcosa del genere) ma sono corsa a casa perchè.. l'emicrania è tornata. Torna sempre.
La madre di Acchan mi ha fissato per un po' e mi ha detto che sono dimagrita. Troppo. Lo stesso mi hanno detto i colleghi di mio padre, quel giorno quando sono andata in ospedale per gli esami. Gli unici che non capiscono niente sono.. loro. Ieri siamo andati al ristorante indiano per festeggiare il mio recupero dei debiti (mi davate già per bocciata). Ho passato la cena a giocare con il tappo della bottiglia e a fissare la tovaglia. Non ho alzato gli occhi nè spiaccicato mezza parola. Mio padre non sapeva che fare e mia sorella cercava di allentare la tensione. Quante altre cene immerse in silenzi imbarazzanti o in conversazioni false e ipocrite dovrò sopportare?
Accorgitene, ti prego. Fai qualcosa. Ti prego. Salvami.
Vorrei una madre come quella di Acchan. Voglio qualcuno con cui poter parlare. Non ne posso più di essere giudicata da tutti. Sempre in negativo. Qualunque cosa faccia non va mai bene. Mi distrugge. Vorrei trovare un lavoro che mi permettesse di mantenere le mie sorelle e andarcene di qui. Vorrei poter avere abbastanza soldi per farle studiare e avere tutto quello che vogliono, di cui hanno bisogno.
"Voglio prendere un cane."
"Perchè un cane? Prendi un gatto!"
"Ormai è deciso: quando ci sposeremo, prenderemo un cane."
"Niente cani. Al massimo ti concedo un'iguana o un fenicottero da guardino."


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